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mercoledì 27 maggio 2026

L’AI risponde. Ma chi continuerà a creare? di Caterina Montebello

 

Oggi su NAeD niente recensioni o nuove uscite 👀

Mi sono ritrovata a riflettere su qualcosa che riguarda il web, i contenuti online… e forse anche il futuro di tutti i siti che leggiamo ogni giorno.
È un articolo diverso dal solito.
Più personale. Più “off topic”.
Ma anche una riflessione che, secondo me, ci riguarda molto più di quanto immaginiamo.
Perché ultimamente ho iniziato a chiedermi una cosa:
"se il modo in cui troviamo le informazioni online sta cambiando così velocemente… cosa succederà a chi quei contenuti li crea?
E soprattutto: qualcuno continuerà davvero a creare quei contenuti?"
Vi lascio l’articolo perché sono curiosissima di sapere cosa ne pensate 🤍

I motori di ricerca stanno già cambiando il web.
Le risposte dell’AI usano contenuti creati da blog, giornali e siti… ma sempre meno persone visitano davvero quelle fonti.
E allora chi continuerà a creare contenuti?

Oggi, leggendo un contenuto che affrontava proprio questo tema e vivendo ogni giorno, nel mio piccolo, il mondo del web e dei contenuti online, ho iniziato a pormi alcune domande. Domande vere. E anche piuttosto scomode.

Il mio è “solo” un blog letterario.
Un blog che parla soprattutto di romance e fantasy, che segnala nuove uscite, pubblica recensioni, presenta serie e autrici che amo e che, nel tempo, ha costruito una piccola community di persone con passioni simili alle mie.

Eppure oggi mi sono fermata a riflettere su una cosa molto semplice:
"Continuerò davvero a dedicare tempo, energie e idee a scrivere contenuti… se le persone non arriveranno più sul mio sito?"
Perché diciamolo chiaramente: creare contenuti richiede tempo.
Richiede ricerca, passione, attenzione, costanza. Anche un semplice articolo, una recensione o un post nascondono dietro ore di lavoro invisibile che spesso nessuno immagina nemmeno.

E allora mi sono chiesta:
se i motori di ricerca iniziano sempre più a trattenere gli utenti all’interno delle proprie piattaforme, mostrando direttamente risposte generate dall’intelligenza artificiale, che senso avrà continuare a scrivere contenuti originali per il web?

E no, non sto parlando di un futuro lontano.
Sta già succedendo.

Oggi sempre più persone cercano qualcosa su Google e leggono direttamente la risposta generata dall’AI senza aprire davvero i siti da cui quelle informazioni sono state prese.

Ed è qui che nasce la mia riflessione.

Perché quei contenuti da dove arrivano?
  • Da blog.
  • Da giornali.
  • Da creator.
  • Da recensioni.
  • Da articoli scritti da persone reali che investono tempo, studio, esperienza e passione per creare contenuti originali.
E attenzione: questo non vuole essere un discorso “contro” l’intelligenza artificiale. Anzi.
L’AI può essere un aiuto enorme.
Può velocizzare il lavoro, aiutare nella ricerca, organizzare informazioni, migliorare produttività e accessibilità. Io stessa la utilizzo come supporto in alcune attività. Sarei stupida a non farlo.
Non è l’intelligenza artificiale il problema.
Il problema è un sistema che utilizza contenuti umani senza continuare a sostenere chi quei contenuti li crea.
Perché il web, fino a oggi, ha funzionato come un ecosistema:
  • qualcuno crea contenuti,
  • qualcuno li distribuisce,
  • qualcuno li legge,
e quel traffico sostiene chi continua a produrre valore.

Io, per esempio, non mi sono mai occupata davvero di SEO, algoritmi o strategie per “scalare” Google.
Mi sono sempre concentrata sui contenuti. Sulle recensioni, sulle presentazioni, sull’atmosfera, sulle emozioni da trasmettere.
E in cambio ho ricevuto visibilità, persone, confronto, una community.
Ma cosa succederà se quel traffico inizierà lentamente a sparire?
Se le persone smetteranno di entrare nei siti?
Se i contenuti verranno sintetizzati, consumati e “assorbiti” senza più riportare pubblico alle fonti originali?
Cosa succederà a chi quei contenuti li crea?
Ed è qui che nasce forse la domanda più importante di tutte.
Chi continuerà a scrivere?
Perché nessuno crea davvero contenuti soltanto “per l’algoritmo”.
Si scrive per essere letti. Per condividere qualcosa. Per creare confronto, community, emozioni, idee.

E il rischio che vedo è proprio questo:
che il web inizi lentamente a consumare le persone che lo alimentano.
Perché senza blogger, senza siti, senza contenuti originali, senza opinioni…
non c’è futuro per il web.
Il rischio reale non è che l’intelligenza artificiale sostituisca i creator.
Il rischio è che renda economicamente, professionalmente e umanamente impossibile continuare a esserlo.
Perché l’AI non vive esperienze umane.
Non legge libri per emozionarsi.
Non sviluppa davvero gusti personali, sensibilità o punti di vista autentici.
L’AI riorganizza, collega, sintetizza.
Ma qualcuno deve comunque creare il materiale da cui imparare.
E se il sistema smetterà di premiare chi crea contenuti originali, allora sì: il rischio non è semplicemente che il web cambi.
Il rischio è che, lentamente, inizi a implodere su sé stesso.

Naturalmente questa è soltanto una mia riflessione.
Un pensiero che volevo condividere con voi perché credo sia un argomento enorme, e sinceramente anche un po’ inquietante.

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